La parola agli esperti della filatura made in italy

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Durante i post di questo blog abbiamo sempre affrontato temi riguardanti il mondo del filo e del filato in genere, sotto moltissimi aspetti.

Ora credo sia arrivato il momento di cedere la parola, almeno in questo post, alla “viva voce” di Gianluca e Roberto ossia a due dei “miei” collaboratori, operanti rispettivamente nel reparto mistatura e filatura/cardatura.
Gli stessi Gianluca e Roberto che ringrazio per aver accettato di rispondere alle mie sollecitazioni e di avermi dato l’opportunità di pubblicare le foto che li ritraggono in azione.

L’obiettivo è stato quello di cercare di offrire un piccolo, quanto importantissimo spunto di approfondimento sul mondo dei filati e della filatura di qualità, così da comprenderne ancora un po’ di più e un po’ meglio il valore.

Vediamo se ci siamo riusciti!


Gianluca: magazziniere ed addetto alla mistatura

1.Di cosa ti occupi all’interno dell’azienda?
Mi occupo della fase di preparazione e mistatura delle fibre.
Credo che ciò di cui mi occupo rappresenti una delle fasi di produzione del filato più delicata in quanto devo analizzare bene attraverso l’osservazione e l’ispezione manuale le materie prime inviate dai nostri clienti e in caso di difetto (ad esempio se ci sono impurità) devo immediatamente farlo presente a chi di dovere, affinché si eviti di iniziare una produzione non all’altezza degli standard di qualità desiderati dallo stesso cliente.
Uno volta validata e ripesata, per precisione, la materia prima, a seconda della composizione sono addetto anche all’integrazione di una serie di prodotti alla mischia, con l’obiettivo di renderla pronta per le fasi successive di lavorazione.
Ovviamente mi occupo anche del magazzino sia per lo scarico della materia prima che anche per il carico al corriere una volta lavorato e confezionato il prodotto finito.

2. Che tipo di qualità personali richiede secondo te il tuo mestiere?
Il mio lavoro si basa esclusivamente sull’amore e sulla passione per quello che faccio.
Senza di esse a mio avviso sarebbe molto difficile da eseguire con profitto, poiché richiede una spiccata pazienza e una ferrea attenzione per controllare bene la materia prima e non solo.
Materia prima, che arriva in balle che vengono aperte, e che viene fatta passare in un macchinario che mi aiuta nell’ispezione che comunque rimane demandata alla mia sensibilità visiva e tattile.
Inoltre il mio lavoro richiede un’osservazione su tutto il processo produttivo per intervenire, se necessario, a monte.
Ecco perché va garantita la massima disponibilità e flessibilità negli orari di lavoro nell’arco di tutte le 24 ore.

3. Per riuscire ad ottenere un prodotto di qualità, secondo te, la buona volontà è sufficiente?
La buona volontà è sicuramente importante per creare le condizioni affinché si riesca ad ottenere un prodotto eccellente, infatti durante la lavorazione, bisogna sempre dare il massimo impegno, anche se, dopo anni di esperienza posso affermare che la buona volontà, da sola, sia solo una condizione necessaria ma non sufficiente a raggiungere gli standard qualitativi che ci poniamo.
Infatti per raggiungere gli obiettivi di qualità occorre anche saper scegliere la giusta materia prima, lavorare con macchinari all’avanguardia e con persone esperte ed affiatate come siamo noi.
4.Il fatto che un filato venga lavorato nella tua azienda qui in Italia che valore aggiunto pensi possa dare al prodotto?
Penso che un filato made in Italy o Made in Umbria nel nostro caso sia sinonimo di impegno e attenzione in tutto quindi un filato italiano se è tale ha una qualità nettamente superiore agli altri non ci sono dubbi.
5.Secondo te i clienti sanno ancora riconoscere la differenza fra un prodotto Italiano e uno straniero? Da cosa soprattutto dal tuo punto di vista?
Certamente. I nostri clienti sono preparati esperti e “per fortuna” esigenti.
Sono aziende tessili che hanno bisogno di prodotti che li mettano in condizione di lavorare bene e produrre a loro volta un tessuto di qualità.

6.Se devi acquistare un capo d’abbigliamento di qualità sul mercato, t’importa che sia effettivamente made in Italy? Perché?
Sì perché so perfettamente il lavoro che c’è dietro, l’esperienza e l’uso di processi e di prodotti di lavorazioni che sono utilizzati nel pieno rispetto delle regole e dell’ambiente a vantaggio sia della qualità dei prodotto che del rispetto della persona.
7.Sei la parte iniziale della “Filiera” del mondo del tessile abbigliamento “all made in Italy”, pensi sia giusto parlarne e dare più risalto al valore di ciò che lega te ai tuoi colleghi della filiera?
Ne sono convinto poiché fare cultura del prodotto significa fare in modo che i clienti finali facciano scelte più consapevoli, magari proprio grazie alla maggiore conoscenza di tutte le fasi di produzione del capo.
Magari a partire proprio da quello del processo di filatura.

Roberto: cardatura e filatura

1.Di cosa ti occupi all’interno dell’azienda?

Del cuore della parte produttiva ossia della cardatura e della filatura.
2. Da quanto tempo svolgi questa/queste mansioni?
Ho iniziato nel ’95 quando avevo solo 15 anni praticamente sono cresciuto in questa azienda ed in questo settore.
3.Qual’è stato il tuo percorso formativo prima di arrivare al tuo attuale livello professionale?
Inizialmente mi occupavo della sola fase di roccatura e confezionamento del filato, poi oltre a quella ho iniziato a conoscere ed appassionarmi alla fase di filatura a cui ho collegato anche la fase di cardatura.
Col tempo unito alla curiosità e all’esperienza nei vari reparti, sono arrivato ad un grado di professionalità che mi mette praticamente in grado di poter gestire un intero impianto.

4.Che tipo di qualità personali richiede secondo te il tuo mestiere?
Il mio mestiere richiede passione, massima attenzione, esperienza ed estrema reattività.
Infatti i filati, per loro natura, possono richiedere dei continui cambiamenti nei processi lavorativi poiché le variabili sono molte, ad esempio la tintura del fiocco, il tipo di materie prime, la temperatura l’umidità ecc
Tutti fattori che incidono sul risultato finale che se si vuole ottimale vanno monitorati costantemente sapendo quali misure adottare a seconda delle condizioni.
5.Per riuscire ad ottenere un prodotto di qualità, secondo te, la buona volontà è sufficiente?
La buona volontà è importante nella lavorazione del prodotto, ma a mio avviso è indispensabile la scelta della materia prima e di ogni fase della produzione.
6.Il fatto che un filato venga lavorato nella tua azienda qui in Italia che valore aggiunto pensi possa dare al prodotto?
L’italianità nella lavorazione dei filati, nella manifattura in generale fa parte di una serie di lavori artigianali, praticamente sartoriali, che si distingue indubbiamente, in fatto di qualità, dalle normali lavorazioni industriali alle quali spesso erroneamente viene accostata.

7.Secondo te i clienti finali sanno ancora riconoscere la differenza fra un prodotto Italiano e uno straniero? Da cosa soprattutto dal tuo punto di vista?
Secondo me sul prodotto di buona qualità i consumatori finali sanno riconoscere quello fatto in Italia da quello straniero, soprattutto dopo averlo indossato.

Mentre sul prodotto di fascia medio-bassa non so se riuscirebbero e onestamente non credo che faccia molta differenza date le circostanze.
8. Se devi acquistare un capo d’abbigliamento di qualità sul mercato, t’importa che sia effettivamente made in Italy? Perché?
Acquistare abbigliamento fatto in Italia è una garanzia oltre che di qualità anche per la sicurezza dei processi produttivi eseguiti tutti nel rispetto delle leggi per la salvaguardia del consumatore, dell’ambiente e nel rispetto dei principi base del lavoro.
9. Sei la parte iniziale della “Filiera” del mondo del tessile abbigliamento “all made in Italy”, pensi sia giusto parlarne e dare più risalto al valore di ciò che lega te ai tuoi colleghi della filiera?
Io e i miei colleghi, in qualche modo rappresentiamo l’inizio della storia di ciò che indossiamo, l’inizio del filo del discorso “moda”.
E’ un peccato che la maggior parte delle persone (dei clienti finali soprattutto) non sappia neppure dell’esistenza di ciò che facciamo e dell’importanza del nostro lavoro.
Mi auguro che si possa fare qualche cosa di più.
Chissà magari partendo anche da questo blog!

#nonperdiamoilfilo

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