Nomenclatura dei filati adatti alla filatura cardata

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Nel precedente post avevamo parlato del titolo del filato e della titolazione tessile, con l’obiettivo di introdurre l’utente nelle convenzioni in uso fra gli addetti ai lavori in relazione al valore del titolo del filo.

Infatti la consistenza del prodotto, misurata dal valore del titolo, incide sulle tipologie di lavorazioni tessili successive fino alla peculiarità/qualità del risultato finale.

Da qui l’importanza di comprendere: la varietà delle origini delle fibre, le potenziali declinazioni di mescole e le nomenclature convenzionali per le varie declinazioni di titolo.

Nel mondo della filatura, quest’ultima costituisce infatti un “sistema”, che spesso è chiamato ad andare oltre l’indicazione del mero valore della “consistenza” del filo, indicando, convenzionalmente e quindi indirettamente, anche di che cosa (spesso) sia sostanzialmente composto.

Infatti le fibre lavorate nelle aziende di produzione di filati, hanno notoriamente, origini molto diverse fra loro e spesso capita che le stesse vengano miscelate, per ottenere di volta in volta filati ogni volta diversi e con caratteristiche del tutto differenti, a vantaggio di una gamma di tessuti molto vasta e particolare.

Ciò perché a seconda della tipologia, mix e titolazione vi possono essere un numero praticamente infinito di rese, utilizzi etc., che è necessario tenere bene in considerazione in ogni fase di lavorazione e oltre.

A questo proposito ritengo sia opportuno parlare delle varie tipologie di fibre disponibili che io e le mie “colleghe aziende” operanti nel mondo della filatura abbiamo l’opportunità di lavorare attraverso l’operazione di cardatura.

Partiamo con la prima grande suddivisione nelle due macro categorie di fibre che possiamo distinguere fra cosiddette fibre naturali e fibre chimiche.

  • Le fibre tessili naturali (per iniziare ad approfondire), come dice la parola stessa, derivano tutte da materie prime che si trovano in natura e a loro volta si suddividono in altre due “grandi” categorie
  1. fibre tessili di origine animale (che riesco a cardare in fibra originale dal titolo 9000 al 22000 ad eccezione del Kashmere che posso cardare fino al titolo 44000) 
  • Merino (lana di pecora)
  • Cammello (lana di)
  • Lambswool (lana di agnello)
  • Kashmere  (pelo di capra)
  • Mohair (pelo di capra dell’Angora)
  • Vigogna (lana di camelide delle Ande)
  • Alpaca (lana camelide delle Ande)
  • Seta (fibra proteica prodotta dal baco del gelso o baco da seta)
  • Angora (pelo di coniglio, originario della provincia turca di Ankara) (si riesce a cardare fino ad una percentuale pari al 90% di fibra sommata ad un’altra di altro tipo)

2. fibre tessili di origine vegetale (si cardano spesso assieme a fibre di altra natura)

  • Cotone
  • Canapa
  • Cocco
  • Bamboo
  • Lino
  • le fibre tessili chimiche sono il risultato dell’ingegno e della creatività dell’uomo a loro volta suddivise anch’esse in due grandi categorie
  1. fibre tessili artificiali (ottenute dalla lavorazione/trasformazione delle fibre tessili naturali) (si cardano spesso assieme a fibre di altra natura)
  • Viscosa (chiamata anche seta artificiale cellulosa ricavata da matrici vegetali, in genere dal legno degli alberi, ma anche da paglia, bamboo o da cascami provenienti dalla filatura del cotone)
  • Modal (fibra artificiale di derivazione naturale prodotta partendo dalla polpa degli alberi: è quindi una fibra rigenerata dalla cellulosa)
  • Acetato (fibra che viene ottenuta sciogliendo la cellulosa di legno in un solvente, l’acetone)

2. fibre tessili sintetiche (ottenute da materie prime prodotte dall’industria) (si cardano spesso assieme a fibre di altra natura)

  • Acrilico (famiglia di fibre sintetiche ottenute dalla polimerizzazione dell’acrilonitrile)
  • Poliammide o Nylon (famiglia di polimeri sintetici)
  • Poliestere ( sono una classe di polimeri ottenuti per polimerizzazione a stadi via condensazione che contengono il gruppo funzionale degli esteri lungo la catena carboniosa principale)
  • Elastam o Elastan (è una fibra sintetica di poliuretano molto utilizzata per elasticizzare i tessuti)

Come detto ogni fibra tessile, con i dovuti accorgimenti per ogni singola tipologia di provenienza, può essere cardata per dare origine a fili “puri” o “combinati” frutto della lavorazione di più fibre di diversa origine o peculiarità, con l’obiettivo di produrre un filo con un suo titolo ben stabilito e determinato.

A questo punto si lavora il filato puntando a realizzare un prodotto con un determinato tipo di peculiarità partendo dal titolo e dalla tipologia di ogni filo, dall’integrazione con altri fili della stessa origine e/o con fili di origine/titoli di diverso tipo.

Per gli addetti ai lavori il titolo del filo ritorto, ad esempio viene valutato nel seguente modo

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Fino ad arrivare sempre per fare solo degli esempi, nella pratica, ad assumere valori specifici a seconda delle origini del filo e della composizione del filato finale finito

eeeerrr

Tutto ciò spero sia servito per comprendere, ancora meglio, la varietà e il valore del mio lavoro, che ha a che fare quotidianamente con un’infinita opportunità di produzione di filati, frutto della natura e della fantasia di chi li pensa, e che è mosso dalle altrettante infinite esigenze di chi, attraverso l’utilizzo dei miei prodotti, è chiamato a soddisfare le richieste dei propri clienti.

L’appuntamento è, come sempre, al prossimo post.

#nonperdiamoilfilo!

 

 

 

 

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